Sergio Rubini porta in scena Mio, sempre, mio Andrea, un reading che nasce da una drammaturgia originale basata sulle lettere private di Andrea Pazienza alla famiglia, integrate da canzoni inedite scritte da lui stesso.
Un progetto intenso e visionario che intreccia parole, musica e immagini per restituire al pubblico il volto più intimo dell’autore di Penthotal e Pompeo, lontano dalla mitologia e vicino alla fragilità, all’ironia e alla tenerezza custodite nelle sue lettere private.
A guidare il racconto è la voce di Sergio Rubini, interprete capace di attraversare con profondità emotiva la materia viva delle parole di Pazienza. Accanto a lui, gli interventi musicali della DauniaOrchestra, che si avvale della partecipazione di Giò Sada, già vincitore di X Factor nel 2015. Umberto Sangiovanni, autore delle composizioni, con Angelo Verziera alla tromba e Michele De Costanzo alle percussioni, accompagnano lo spettacolo in una partitura sonora originale.
Il reading nasce dalle lettere che Andrea Pazienza scriveva alla famiglia, integrate da canzoni inedite composte dallo stesso artista e musicate da Umberto Sangiovanni: materiali preziosi che diventano qui il cuore pulsante di una narrazione sospesa tra confessione privata e poesia civile.
Mio, sempre mio Andrea non è un semplice omaggio biografico, ma un viaggio teatrale dentro l’anima inquieta di Pazienza. Le sue parole emergono come lampi di memoria, mentre la musica si trasforma in controcanto emotivo, amplificando il senso di nostalgia, vertigine e umanità che attraversa tutta l’opera dell’artista nato a San Severo e legato al Gargano da un lungo filo della memoria.
Lo spettacolo propone una narrazione in equilibrio tra parola recitata, musica dal vivo e illustrazioni proiettate. Le lettere private restituiscono un Pazienza intimo, ironico, affettuoso, fragile. Le canzoni, scritte da lui, diventano una sorta di controcanto poetico, un flusso musicale che alimenta lo spessore emotivo della scena.
La scenografia si ispira al tratto “pazienziano”: un palcoscenico modulare, essenziale, animato da proiezioni dinamiche e da un uso drammaturgico della luce che evoca il bianco e nero delle tavole.


