Strappo alla regola è una commedia di Edoardo Erba che mette in relazione teatro e cinema attraverso un dispositivo narrativo in cui il confine tra finzione e realtà si interrompe e si ricompone continuamente.
Siamo in una sala cinematografica dove sullo schermo viene proiettato un film horror. Orietta, personaggio secondario della storia, nel momento in cui sta per essere raggiunta da un assassino, riesce a sottrarsi alla scena uscendo da uno “strappo” dello schermo. Si ritrova così nella sala vuota, dove incontra Moira, maschera del cinema.
Moira inizialmente interpreta l’accaduto come un’allucinazione, ma deve prendere atto che Orietta è reale e che le chiede aiuto. Preoccupata per la propria posizione lavorativa e per le possibili conseguenze dell’evento, cerca di convincerla a rientrare nel film e a riprendere il ruolo assegnato dalla narrazione. Orietta rifiuta e tenta di sottrarsi al destino già scritto.
Nel confronto tra le due emerge anche la vicenda personale di Moira, segnata da una relazione difficile e da una condizione di blocco emotivo. Il dialogo tra le due apre progressivamente la possibilità di una fuoriuscita dalla propria storia.
Lo spettacolo sviluppa un continuo passaggio tra livelli narrativi: mentre i personaggi del film proseguono la loro azione sullo schermo, nella sala prende forma una seconda linea drammaturgica. La commedia costruisce così una riflessione sul rapporto tra rappresentazione, destino e possibilità di scelta, attraverso una struttura a incastro tra teatro e cinema.


