Nel 2000, alla vigilia delle elezioni presidenziali, Vladimir Putin racconta pubblicamente la propria vita per quella che resta la sua unica autobiografia. È un racconto segnato dalla violenza, in cui emerge l’immagine di un ragazzo cresciuto nei cortili di Leningrado, attratto fin da giovane dall’idea di potere incarnata dai Servizi Segreti, vissuti come il luogo del controllo assoluto e della disciplina.
Da questo materiale prende avvio il lavoro di Stefano Massini, che intreccia le parole di Putin con discorsi ufficiali, interviste, documenti e ricostruzioni storiche, componendo un ritratto teatrale che segue l’ascesa del leader russo sullo sfondo del crollo dell’Unione Sovietica e della trasformazione della Russia contemporanea.
Pubblicato da Einaudi e tradotto in 18 lingue, il testo arriva nei principali teatri italiani dopo l’adattamento televisivo andato in onda nella primavera del 2026, in cui Massini ha interpretato Putin in prima serata. Lo spettacolo ha ricevuto un ampio riscontro di pubblico e critica. Sul Corriere della Sera, Aldo Grasso lo ha definito «un monologo ipnotico che sventra i meandri della psiche di Putin… un’operazione di rara densità».
Il risultato è un’indagine teatrale che, più che ricostruire una biografia, prova a interrogare i meccanismi del potere, le sue origini e le sue conseguenze, attraversando uno dei passaggi più decisivi della storia europea recente.

