Con Io, Don Chisciotte, debuttato al Festival Civitanova Danza nel 2019, Fabrizio Monteverde torna a essere protagonista della scena teatrale italiana dopo Il Lago dei Cigni, ovvero il Canto, ultimo lavoro realizzato per la storica compagnia romana nel 2014. Affascinato dall’idea di un Don Chisciotte bizzarro, pazzo cavaliere animato dall’idea di combattere per una giusta causa, Monteverde che da oltre quarant’anni sviluppa un lavoro di elaborazione stilistica e drammaturgica che rende il suo segno unico e riconoscibile, riporta alla danza i valori umani e artistici di un protagonista che grottescamente contrasta i privilegi di una società sorda, o che finge di non sentire.
Protagonista di questo nuovo allestimento è Tommaso Stanzani, nel ruolo di Don Chisciotte, chiamato a interpretare le visioni rivoluzionarie di un personaggio da sempre al centro della narrazione mondiale.
In questa nuova versione del romanzo di Cervantes, il protagonista continua a incarnare la doppiezza, la “con-fusione” degli opposti: al centro della scena, solo i rottami di una macchina moderna abbandonata, cavallo da corsa dei nostri giorni e simbolo di un mondo in trasformazione continua. Sempre in bilico tra intenzioni razionali e azioni assurde e temerarie, Don Chisciotte conquista la gloria attraverso avventure sconnesse, imponendo la propria illusione sulla realtà con eroico sprezzo del ridicolo. L’errore è verità e la verità è errore, in una società che — soprattutto per un Don Chisciotte poeta, folle, mendicante come quello immaginato da Monteverde — appare alla rovescia.
Io, Don Chisciotte rappresenta la rivincita del senso individuale contro il dominio dell’astratta universalità delle leggi umane: una lotta contro i mulini a vento che diventa metafora della ricerca di un’identità perduta, quella di un uomo fuori dal tempo, guerriero che combatte una guerra già finita. Perché, come dice lo stesso Don Chisciotte, il bello “sta a impazzire senza motivo”.